“Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno
accolto. A quanti però l'hanno
accolto,
ha dato
potere di diventare figli di Dio: a
quelli che credono nel suo nome, i
quali non da sangue,
né da
volere di carne, né da volere di
uomo, ma da Dio sono stati
generati.
E il
Verbo si fece carne e venne ad abitare
in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria
come di unigenito dal Padre, pieno
di grazia e di verità.” Dal Vangelo secondo Giovanni
L' immigrazione è il trasferimento
permanente o temporaneo di singoli individui o di gruppi di persone in un paese
o luogo diverso da quello di origine; il fenomeno è l'opposto dell' emigrazione.
Si possono includere le migrazioni di popolazioni tra paesi e i movimenti
interni ad un paese, l'immigrazione è uno dei fenomeni sociali mondiali più
problematici e controversi, dal punto di vista delle cause e delle conseguenze.
Per quanto riguarda i paesi destinatari dei fenomeni migratori - principalmente le nazioni cosiddette sviluppate
o in via di sviluppo - i problemi che si pongono riguardano la
regolamentazione ed il controllo dei flussi migratori in ingresso e della
permanenza degli immigrati.
Il fenomeno dell'immigrazione è un tema
associato a quello dell'aumento della delinquenza e della criminalità. Per
quanto riguarda l’ Italia, tuttavia, delle ricerche econometriche hanno
dimostrato che non c'è alcun nesso fra immigrazione e criminalità. I due
fenomeni sono entrambi attratti dalla ricchezza, e quindi possono
intensificarsi contemporaneamente nelle zone ricche, senza però che l'una causi
o favorisca l'altra.
Tuttavia l'immigrazione può contribuire
a risolvere problemi come sovrappopolazione, fame , epidemie e povertà nel
Paese di origine. A livello politico, i Paesi di origine e di destinazione
possono stringere accordi bilaterali che prevedono flussi migratori programmati
e controllati, per rispondere a esigenze di manodopera del Paese di
destinazione, a problemi di sovrappopolazione del Paese d'origine, compensati
da altri aspetti come uno scambio di materie prime ed energia. Un accordo di
questo tipo può prevedere la fornitura di materie prime e manodopera in cambio
di prodotti finiti ed investimenti nell'industria e infrastrutture nel Paese fornitore.
Il dialogo
interculturale è uno scambio di
vedute aperto e rispettoso fondato sulla comprensione reciproca fra individui e
gruppi che hanno origini e patrimoni linguistici, culturali, etnici e religiosi
differenti.
Nel 2008, proclamato dalla Commissione Europea “Anno europeo del
dialogo interculturale", il Consiglio d’Europa ha definito il dialogo
interculturale come: «un aperto e rispettoso scambio di punti di vista tra
individui e gruppi appartenenti a culture differenti, che conduce ad una comprensione
più approfondita della percezione globale dell'altro».
Il dialogo interculturale è quindi fondamentale per lo sviluppo delle relazioni
tra persone, paesi e culture. Esso favorisce la crescita personale perché
richiede libertà e abilità nell'esprimere se stessi, così come volontà e
capacità di ascoltare e conoscere gli altri. Inoltre questa particolare forma
di dialogo sviluppa una maggiore comprensione di diverse pratiche e visioni del
mondo e accresce la libertà di scelta, la
cooperazione e la partecipazione. Nelle società culturalmente eterogenee
il dialogo interculturale contribuisce quindi alla coesione e all'inclusione ed
è anche uno strumento di mediazione e
riconciliazione, poiché interviene sulla frammentazione e sull'insicurezza
sociale, favorendo equità, dignità umana e perseguimento del bene comune, che costituiscono i tratti
distintivi di una cultura democratica.
Il diritto
di asilo (identificato spesso
anche con il concetto di asilo politico, in greco: ἄσυλον è
un'antica nozione giuridica, in base alla quale una persona perseguitata nel
suo paese d'origine può essere protetta da un'altra altra autorità sovrana, un paese straniero,
o un santuario religioso - come nel medioevo -.
Questo diritto ha le sue radici
in una lunga tradizione occidentale, anche se era stato già riconosciuto da
Egiziani, Greci, Romani ed Ebrei. Tutti gli stati, in qualsiasi epoca, hanno
offerto protezione e immunità a
stranieri perseguitati.
Per
comprendere appieno che cosa si intende per dialogo interculturale è opportuno
prendere in esame tale concetto in correlazione ad alcuni elementi che
permettono di chiarirne il significato: il contatto, l'Parlare
di dialogo interculturale significa fare riferimento al contatto stabilitosi tra
individui portatori di culture diverse, un contatto concreto, variabile e
contingente in quanto i modelli culturali sono differentemente interiorizzati
dai singoli individui nonché istituzionalizzati diversamente dai gruppi.
Innanzitutto, tale contatto può
prefigurarsi secondo molteplici modalità che si collocano lungo un continuum
che vede ad un estremo l'incontro, all'altro estremo lo scontro.
In secondo luogo, è importante
considerare il terreno (o contesto) in cui avviene il contatto tra individui e gruppi
portatori di culture diverse: il contatto può infatti avvenire in “terra di
nessuno” o, invece, in un contesto territoriale bene definito e caratterizzato
da una ben radicata cultura dominante.
In terzo luogo, sono rilevanti
e possono essere diverse le cause che danno luogo al contatto: singoli
individui e gruppi sono spinti volontariamente o coercitivamente ad incontrarsi
con altri gruppi o individui, per ragioni politiche, culturali, affettive,
economiche. In quarto luogo, il contatto
può avvenire tra gruppi con bassa o elevata distanza culturale.
Infine, il contatto presenta
una sua dinamicità che può configurarsi in termini di fasi, come quelle
individuate da Taifel che ne distingue
quattro: inizialmente gli immigrati accettano il loro ruolo socialmente ed
economicamente subordinato e imparano la lingua per ragioni di sopravvivenza.
Poi viene la fase della mobilità sociale, nella quale un numero limitato di
immigrati cerca di acquisire un'identità sociale positiva e tenta di inserirsi
nel gruppo dominante. In seguito, emerge la consapevolezza degli elevatissimi
costi derivanti dagli sforzi compiuti a livello individuale e la lingua viene
vista come mezzo per esprimere rivendicazioni e richieste. Infine, si
instaurano relazioni competitive tra i gruppi e la lingua materna diviene uno
dei simboli dell'identità collettiva, espressione della distanza tra il “noi”
degli immigrati e il “loro” degli autoctoni, alterità,
gli atteggiamenti verso la società di arrivo, il pregiudizio etnico e i modelli
di integrazione.
Un secondo
fattore da tener presente per il dialogo interculturale è costituito dal modo
in cui considerare l'alterità, che può essere intesa: come qualcosa che è
necessario riassorbire rendendo l'altro il più possibile uguale a me
(assimilazione del diverso); come qualcosa che va riconosciuta e ammessa ma che
può provocare disturbi e persino rappresentare una minaccia per cui va tenuta
sotto controllo - tolleranza del diverso
- come un fattore positivo e utile sia per me sia per l'altro in quanto è fonte
di arricchimento individuale e collettivo
- interazione e scambio
vicendevole -
Il dialogo interculturale dipende anche
da come l'immigrato vive la propria esperienza migratoria. Esso è riconducibile
a tre principali atteggiamenti: l'immigrato è disponibile e addirittura aspira
a diventare membro della società d'arrivo; l'immigrato è indifferente nei
confronti dell'appartenenza; l'immigrato non è intenzionato a far parte della
società d'arrivo.
Un ulteriore elemento che incide in modo
significativo sul dialogo interculturale è costituito dal pregiudizio etnico,
che può essere distinto secondo le tre seguenti sottolineature: gli immigrati
possiedono una cultura diversa e adottano modelli di comportamento diversi
(enfasi sulla diversità); gli immigrati sottraggono opportunità lavorative,
abitative e di servizi sociali (enfasi sulla competizione); gli immigrati
mettono a rischio la sicurezza e l'identità culturale - enfasi sul pericolo -.
Modalità di contatto, concezione
dell'alterità, atteggiamento verso la società d'origine e pregiudizio etnico
sono quattro elementi che permettono di specificare il dialogo interculturali e
la loro combinazione consente di mettere a fuoco tre principali modelli teorici
generali di integrazione il modello dell'assimilazione; il modello pluralista;
il modello dello scambio culturale.
I rischi legati all'assenza di dialogo
interculturale sono molti. Innanzitutto, si instaura un clima di intolleranza e
discriminazione, di ansia e di timore nei confronti del diverso, dello straniero,
che assume una immagine fortemente stereotipata. In secondo luogo, l'assenza di
dialogo porta le singole comunità a isolarsi e ripiegarsi su loro stesse,
privandosi in tal modo di tutti vantaggi delle nuove aperture culturali che
sempre più caratterizzano il mondo globalizzato e tanto contribuiscono allo
sviluppo sociale ed individuale. Infine, la mancanza di apertura verso gli
altri favorisce la violenza, la conflittualità e lo scontro.
Molte sono oggi le sfide che le
questioni del dialogo interculturale e dell' integrazione sollecitano ad
affrontare.
In primo luogo occorre riflettere sulla
memoria. C'è una grande differenza tra la memoria storica del paese
d'accoglienza e la memoria dei migranti di prima e soprattutto di seconda
generazione. I migranti manifestano sempre di più la volontà di instaurare un
dialogo con le società ospitanti e la volontà di essere riconosciuti non solo
come lavoratori e consumatori, ma anche come esseri umani, con una propria
cultura, storia e tradizione.
Il secondo punto è quello della
religione in rapporto alla democratizzazione. In quasi tutte le società
d'origine dei migranti c'è un legame tra religione e Stato, accompagnato da un
profondo deficit democratico, mentre in Europa, così come nella maggior parte
dei paese d'accoglienza, è evidente la secolarizzazione delle società. Di
fronte al fenomeno migratorio emerge quindi una domanda di riconoscimento e di
rispetto, un bisogno di conoscenza delle altre religioni in tutta la loro
diversità e nei loro legami con le diverse realtà politiche e culturali. La terza sfida è rappresentata dalle
frontiere. Molte sono le frontiere da attraversare, a cominciare dalle
frontiere nelle relazioni internazionali. Vi sono poi le frontiere all'interno
delle città. si tratta delle frontiere della povertà e della mobilità. Viviamo
in mondo in cui una parte della popolazione ha la possibilità di muoversi nel
corso di tutta la propria vita, mentre c'è d'altro canto una domanda di
democratizzazione delle frontiere, del viaggio, della mobilità per molti altri.
Infine, vi sono povertà, esclusione e
discriminazione, tutti elementi che rischiano di minare alla base la pratica
del dialogo interculturale.
Lacken, 5 settembre 2015



















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