domenica 29 maggio 2016

La vera storia della Bella Addormentata nel bosco...


Come molte fiabe tradizionali, La bella addormentata esiste in numerose varianti; gli elementi essenziali della trama sono talmente diffusi da potersi considerare un tema ricorrente del folklore. Nella classificazione Aarne Thompson, questo tema è identificato dal numero 410.
La versione più antica in cui il tema è attestato (se si eccettua la storia di Brunilde, l'eroina addormentata della Saga dei Volsunghi, di origini ancora più remote) è considerato il roman di Percetorost   del 1340, ambientato all'epoca dei Grerci e dei Troiani , ed incentrato sulla principessa Zellandine, innamorata di Troylus. Il padre della principessa mette il giovane alla prova per verificare se è degno di sua figlia, e, non appena egli è partito, Zellandine cade in un sonno incantato. Al suo ritorno, Troilo la trova addormentata e la mette incinta nel sonno. Quando il bambino nasce, è lui a risvegliare la madre, rimuovendo il filo di lino che causava il suo sonno. Alla fine Troylus sposa Zellandine.
Alla versione pubblicata ne I racconti di Mamma Oca di Charles Perrault  La belle au bois dormant, si deve il titolo con cui oggi la fiaba viene comunemente indicata. Perrault, che prese il tema da Sole, Luna e Talia, lo edulcorò notevolmente: avendo dedicato le sue fiabe ad una dama e avendole date alle stampe rivolto ad un pubblico dell'alta borghesia, cercò di rimuovere dalla fiaba ogni aspetto perturbante ed enfatizzare valori morali quali la pazienza e la passività della donna.
Una versione parzialmente simile, nella prima parte, a quella di Perrault si trova nei Kinder –und Hausmarchen ( 1812 ) dei Fratelli Grimm , col titolo Rosaspina. La versione dei Grimm corrisponde a quella di Perrault solo fino al risveglio della principessa; questa parte è anche quella più nota al pubblico moderno e corrisponde alla versione Disney.

Italo Calvino, nella raccolta Fiabe italiane , descrive e cataloga molte altre versioni del tema.
Un'altra versione proviene dall'antica Scandinavia. La credenza nelle nome, nata dalla fede fondamentale nel destino, fu certamente assai radicata. In una saga la venerazione per queste figure è indicata fra le consuetudini a cui deve rinunciare chi si converta al Cristianesimo. Dai sostenitori della nuova religione esse furono senza dubbio relegate fra gli esseri demoniaci e stregoneschi. Nella breve storia di Norna-Gestr esse sono intese come maghe e indovine. Ivi, si spiega perché Gestr fosse detto Norna-Gestr. Egli stesso narra che alla sua nascita il padre aveva invitato alcune donne dotate di capacità divinatorie, le quali in cambio di doni e banchetti predicevano il futuro delle persone. Da lui, ancora nella culla, erano venute tre di queste indovine. Non a caso, le norne sono tre: Urd (il Passato), Verdandi (il Presente) e Skuld (il Futuro). Le prime due gli avevano preannunciato un futuro felice, poiché egli sarebbe stato dotato di molte qualità e potente. La terza, che era la più giovane, tenuta in poca considerazione e perciò assai irritata, aveva invece predetto che il bambino non sarebbe vissuto a lungo: la sua vita si sarebbe consumata rapidamente proprio come una candela che ardeva in quel momento accanto a lui. Una delle tre norne aveva perciò spento quella candela e consegnandola alla madre di Gestr le aveva ingiunto di non riaccenderla. Ella teneva con sé quella candela, sapendo che il giorno in cui l'avesse riaccesa sarebbe stato quello della sua morte.
Un'ultima versione è quella raccontata nel film Maleficent,  in cui la storia è più incentrata su Malefica, sul suo passato e sui motivi che l'hanno spinta a fare il sortilegio alla principessa.
Per celebrare il battesimo  della tanto sospirata figlioletta, un Re e una Regina invitano tutte le fate del regno affinché le facciano da madrina. Ognuna delle fate dona qualcosa alla neonata: chi la bellezza, chi la saggezza, chi il talento musicale. Sopraggiunge una fata cattiva, che non era stata invitata e per vendicarsi dell'onta dona alla bambina una maledizione: "Prima che il sole tramonti sul suo sedicesimo compleanno ella si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio e morrà!" (Strega Malefica nella versione Walt Disney); “La figlia del re a quindici anni si pungerà con un fuso e cadrà a terra morta.” (nella versione fratelli Grimm). Una delle fate buone, pur non potendo annullare l'incantesimo, lo mitiga, trasformando la condanna a morte in quella di 100 anni di sonno, da cui la principessa potrà essere svegliata solo dal bacio di un principe .
 
Per impedire che la profezia  si compia, il Re bandisce gli arcolai dal suo regno; ma la principessa, all'età di 15 anni, per caso incontra una vecchia che sta tessendo, e il suo fato si compie. La fata buona, sopraggiunta per aiutare la sua figlioccia, fa addormentare insieme alla principessa l'intero castello.
Col tempo, il castello incantato si copre di una fitta rete di rovi , tale da impedire a chiunque di penetrarvi.
Dopo 100 anni un principe giunge al castello, e miracolosamente i rovi si aprono dinnanzi a lui. Il principe trova la principessa, e se ne innamora a prima vista. Il suo bacio la risveglia.
Nella seconda parte della storia, che non compare nella versione dei Grimm ed in altre successive, il principe sposa la principessa e ha da lei due figli, una femmina e un maschio, Aurora e Giorno. Egli tuttavia nasconde il suo matrimonio e i suoi frutti alla madre, che discende da una famiglia di orchi divoratori di bambini.
Quando l'orchessa scopre la famiglia segreta del figlio (ormai diventato re), decide di sterminarla. Non appena il re si allontana dal castello, l'orchessa ordina che i suoi nipoti siano serviti per cena. Il cuoco salva i piccoli con un inganno, servendo alla padrona un agnello invece del bambino e una capretta invece della sorella. Quando la padrona chiede che venga servita la principessa, ancora il cuoco la inganna servendo del cervo. Scoprendo infine l'inganno, l'orchessa si prepara a uccidere la principessa e i suoi figli gettandoli in un cortile fatto appositamente riempire di vipere e altre creature velenose; il rientro repentino del re, però, manda a monte i suoi piani. L'orchessa, scoperta, si suicida gettandosi fra le vipere.
La protagonista cambia il suo nome a seconda della versione. In Il Sole, la Luna e Talia, si chiama Talia (il Sole e la Luna sono i suoi bambini). Perrault non le dà un nome, definendola semplicemente «la princesse». Chiama invece sua figlia «Aurore» Petr ll’ ic Cajkoyskijtr trasferisce questo nome dalla figlia alla madre e chiama Aurora la principessa, come farà poi Walt Disney (non a caso anche le musiche del film sono tratte dal balletto di Tchaikovsky). Nella versione dei Grimm la principessa è invece chiamata Rosaspina (con riferimento ai cespugli di rovi che circondano il castello durante il suo sonno centenario, rendendola irraggiungibile); questo nome però le viene attribuito non dai genitori, ma dal popolo, quando, con il passare degli anni, ella si trasforma in una figura leggendaria. Anche questo soprannome sarà utilizzato nel film Disney, nella parte del film (del tutto inesistente nelle fiaba tradizionale) in cui Aurora è nascosta nel bosco dalle fate.


Maiolati Spontini, domenica 29 maggio 2016

sabato 28 maggio 2016

Irlanda di baie bellissime, isole, valli e scogliere...



L'Irlanda non è solo il paese di baie bellissime, isole, valli e scogliere.Questo paese ha una storia, la cultura e la mitologia come singolare inevitabilmente si riflette nei suoi paesaggi.Qui tutto respira la libertà.Ogni castello, ogni muro, ogni mulino e anche ogni strada rurale ha una storia o leggenda che si tramanda di generazione in generazione.
Sembra che la natura di questo "Emerald Island" è stata creata per gli amanti della solitudine. Il clima impetuoso con venti freddi, anche in estate, le scogliere solitarie e natura selvaggia, il compagno con l'Oceano Atlantico, sembra respingere la folla di turisti.
Tuttavia, coloro che osano visitare questo magnifico posto per altri scopi non sarà deluso affatto. Se non siete persone che esplorano la natura, si può scegliere un altro tipo di passatempo, per esempio, inserire uno dei famosi pub irlandesi per provare la birra.



















Maiolati Spontini, sabato 28 maggio 2016


venerdì 27 maggio 2016

La triste storia del Soldatino di piombo - Andersen



Il soldatino di piombo
Andersen


Mamma, guarda come sono belli! - Esclamò il bambino saltellando dalla gioia.
Il coperchio della scatola di legno, aperto con impazienza, fece ammirare una ventina di soldatini di piombo allineati come in una parata.
Le uniformi rosso fiammante davano ai piccoli militari un fiero portamento: giacche scarlatte, pantaloni blu scuro, copricapi neri con piume rosse e bianche.
Ognuno portava con fierezza il suo fucile.
Il bambino li prese uno ad uno e li mise sul tavolo, guardandoli meravigliato.
L'ultimo gli sembrò molto curioso: rimaneva perfetta-mente diritto, magnifico come il resto della truppa... ma aveva una gamba sola!
Malgrado questo difetto, o forse proprio per questo, aveva uno sguardo più fiero, più audace degli altri.
Subito, il ragazzino lo prese in simpatia e divenne il suo soldatino preferito.
Sulla tavola si trovava anche un castello di carta... Con il tetto d'ardesia, le mura di pietra con i riflessi dorati, la scala con le ringhiere in ferro, questo castello assomigliava ad un maniero feudale.
Era in mezzo ad un parco verdeggiante ricco di alberi e piante multicolori.
Due cigni bianchissimi navigavano maestosamente in un lago di carta argentata.
Ma la cosa più interessante era una graziosa ragazza che stava sulla porta d'entrata: i biondi capelli raccolti in trecce, gli occhi limpidi come l'acqua del lago, il sorriso dolce e attraente, la rendevano la più bella delle ballerine.
Un vestito etereo, stretto in vita, la faceva sembrare ancora più delicata e fragile.
Con le braccia alzate sopra la testa, rimaneva in perfetto equilibrio sulla punta di un piede.
L'altra gamba, tesa in aria, era in parte nascosta dall'ampia gonna.
Dopo essere uscito dalla scatola, il soldato, attratto dalla bellezza della ballerina, non smise di guardarla nemmeno un attimo.
Egli credeva che avesse una sola gamba come lui e questa supposta infermità rinforzava il suo amore appena nato.
Cercò allora di conoscerla e decise di andarle a far visita appena fosse venuta sera.
Per far ciò, era indispensabile che il bambino si dimenticasse di allinearlo nella scatola.
Il soldatino si lasciò scivolare dietro ad un cofanetto e li rimase sdraiato ed immobile.
Come previsto, il bambino rimise i suoi soldati nella scatola dimenticandosi del nostro eroe!
Venuta la sera, il silenzio invase la casa.
Tutti i suoi abitanti dormivano tranquillamente... ad eccezione dei giocattoli.
Nella penombra, incominciò una folle scorribanda: i palloni giocarono ai quattro cantoni, gli animali di peluche fecero alcune piroette e i soldatini di piombo sfilarono al suono del tamburo di un clown variopinto.
In mezzo a tutta questa agitazione, rimanevano tranquille solo la ballerina di carta, che rimaneva nella sua posa acrobatica, e il soldatino di piombo che, nascosto dal cofanetto, continuava a fissarla.
Malgrado la sua aria marziale e la sua prestanza, era timido e ritardava di minuto in minuto il momento dell'approccio.
Questi momenti di esitazione gli furono fatali!
Tutto preso dalla contemplazione della ballerina, il soldato di piombo non si accorse di un losco figuro, uno gnomo nero e gobbo come un diavoletto.
Innamorato follemente della ragazza, vedeva nel soldatino un rivale pericoloso, giovane e bello.
Cieco d'invidia, lo chiamò più volte, ma il giovane militare non lo ascoltò neppure.
Allora lo gnomo lo fulminò con gli occhi e lo minacciò:
- Tu mi ignori! Ma ti accorgerai di me ben presto...
Il mattino seguente il bambino si accorse che il soldatino di piombo era rimasto nascosto dietro al cofanetto; lo prese e lo posò sul davanzale della finestra.
Immediatamente, un malaugurato soffio di vento, o forse il soffio vendicatore del rivale, lo fece cadere nel vuoto.




Il soldatino di piombo

Andersen


Girando su sé stesso, la testa in basso e i piedi in alto, cadde vertiginosamente.
Non potendo chiudere gli occhi, vide avvicinarsi spaventosamente il terreno.
Quando toccò il suolo, la sua baionetta, con la violenza del colpo, si infisse nell'asfalto e così restò, capovolto.
Il bambino si precipitò in strada per cercarlo, ma le carrozze e i passanti lo nascosero ai suoi occhi.
Disperato, ritornò a casa, piangendo la perdita del suo soldatino preferito.
Improvvisamente cominciò a cadere una violenta pioggia estiva.
In un attimo si formarono rivoli di acqua che inondarono gli scarichi che portano alle fogne.
Due sfaccendati videro il soldatino di piombo ed ebbero la curiosa idea di metterlo in una barchetta di carta che stavano costruendo.
Poi deposero l'imbarcazione sull'acqua.

Sballottato, il fragile scafo fu rapidamente preso dalla corrente turbolenta e scomparve in un gorgo buio.
Il soldatino, convinto che il responsabile delle sue disavventure fosse lo gnomo, pensò che fosse giunta la sua ultima ora.
Passò momenti interminabili nell'oscurità, bagnato dagli spruzzi dell'acqua agitata.
Nessun dubbio! navigava nelle fogne...
Infine vide la luce del sole in lontananza.
La luce si fece sempre più forte e divenne un grande orifizio aperto sulla campagna e la liberta.
- Uff! Sono sano e salvo... Sono scampato all'inferno. - Pensò il soldatino sospirando con sollievo.
Invece i suoi dispiaceri non erano finiti: un'enorme topo di fogna dall'aria feroce, bloccava l'uscita.
I suoi occhi acuti avevano notato il naufrago che stava cercando una via d'uscita.
La corrente era cosi forte che il topo, malgrado le sue cattive intenzioni, non poté prenderlo e con rabbia in cuore lo vide allontanarsi...
Dopo l'ultimo scampato pericolo, la barchetta di carta continuò il suo viaggio attraverso i prati e i campi.
Il corso d'acqua s'allargò diventando un ruscello.
In piedi sull'imbarcazione, il soldatino di piombo osservava i fiori che ornavano le rive tranquille.
Dopo questa momentanea calma, i flutti ridivennero violenti, il ruscello si trasformò in una cascata che si riversava in un lago.
Presa da queste correnti, la barca non riuscì a resistere e si capovolse.
Il soldatino di piombo colò a picco.
Addio graziosa ballerina!
Un enorme pesce che girovagava lo prese per una preda di cui era molto goloso, in un solo boccone lo afferrò e lo inghiotti tutto intero.
Per il soldatino di piombo ci fu di nuovo l'oscurità...
Poco dopo, il pesce venne catturato dalla rete di un pescatore del mercato.
Il caso volle che il pesce fosse proprio comprato dalla cuoca al servizio dei genitori del bambino.
Aprendo il ventre dell'animale per pulirlo, fu meravigliata di trovarci il soldatino perduto.
Lo mise sul tavolo, vicino al castello di cartone.
La ballerina gli mandò un sorriso così dolce da cui capì che anche lei lo amava.
Che felicità dopo tante peripezie!
Ma lo gnomo non aveva ancora rinunciato alla sua vendetta.
Malgrado i suoi sortilegi, infatti, i due giovani si amavano.
Per farla finita suggerì al bambino di sbarazzarsi del soldatino con una sola gamba che rovinava la sua collezione.
L'ingrato, dimenticandosi del suo preferito, lo gettò nel caminetto.
Il soldatino si sciolse rapidamente per il calore, ma la testa, ancora intatta, continuava con gli occhi tristi bagnati di lacrime di piombo, a fissare la ballerina. All'improvviso s'aprì violentemente la porta, una corrente d'aria invase la stanza scaraventando il castello di carta sulle braci ardenti. 

Il soldatino di piombo


Andersen

Nello stesso istante prese fuoco e bruciò.
Il giorno seguente, facendo le pulizie di casa, qualcuno mescolò le ceneri, ignorando, contrariamente alle intenzioni del diavoletto, di unire per l'eternità il soldatino di piombo e la ballerina di carta.
A meno che il vento non disperda il piccolo mucchio di polvere grigia!


Maiolati Spontini,  venerdì 27 maggio 2016


mercoledì 25 maggio 2016

Orto di famiglia




Stefano Caccavari

# Cambiamento. Orti al posto della discarica  e un mulino salvato in #Calabria . «L’anno scorso invece di comprarmi un nuovo Mac, ho speso 1.050 euro per produrre 15 quintali di #grano ..." Stefano Caccavari studente di #economia, con le sue imprese ha recuperato il #mestiere  dei nonni e difeso il suo #territorio #agricoltura. 
Progetti condivisi: il mulino calabrese raccoglie online 500mila euro in 90 giorni
E’ bastato postare un appello su Facebook ed è partito il tam tam: Stefano Caccavari, l’inventore dell’orto di famiglia di San Floro, in provincia di Catanzaro, vuole salvare l’ultimo mulino a pietra della Calabria. Rispondono Marco da New York, Salvatore da Miami, Antonio da Pechino. Sono tutti pronti a investire (era tre mesi fa).

Orto di famiglia

I 101 di Mulinum
Un mugnaio in provincia di Crotone cede l’attività. Si tratta ma l’affare non va in porto. Il progetto di un grande mulino che trasformi i grani antichi della Calabria è, però, evidentemente, il sogno di molti: la raccolta fondi supera ogni aspettativa. In 90 giorni l’idea si espande e il crowdfunding è da record: 500mila euro per realizzare la Mulinum srl. Un plafond mai raggiunto in agricoltura. Centouno i soci, compreso Stefano. E’ una startup in piena regola: la segue uno specialista del settore, l’avvocato calabrese Massimiliano Caruso. Tanti gli ortisti di famiglia coinvolti. Il desiderio è di tornare all’antico, di mangiare come una volta. Il miglior investimento possibile per il futuro: c’è chi intesta le quote ai figli.


Stefano con gli zii

A gennaio l’inaugurazione
Ieri sera davanti al notaio Gianluca Perrella, a Catanzaro, dopo la conta degli assegni circolari, si è costituita la società. Che di fatto è già operativa: la molitura del grano, conferito dai contadini della zona, avviene per il momento nel mulino di un partner di Castelvetrano. L’impianto calabrese sarà pronto a gennaio, ma da privati e da panificatori professionali già piovono richieste.

A gennaio l’inaugurazione
Ieri sera davanti al notaio Gianluca Perrella, a Catanzaro, dopo la conta degli assegni circolari, si è costituita la società. Che di fatto è già operativa: la molitura del grano, conferito dai contadini della zona, avviene per il momento nel mulino di un partner di Castelvetrano. L’impianto calabrese sarà pronto a gennaio, ma da privati e da panificatori professionali già piovono richieste.
Da consumatori a mugnai 2.0
E’ allo studio una piattaforma per trasformare i consumatori in mugnai 2.0. Che per ora possono testare la farina bio, macinata a pietra, acquistando piccoli kit da 20 kg. Presto sarà possibile richiedere la mulinum card: 250 euro da spendere in farina e prodotti da forno consegnati a domicilio. Intanto, su 7 ettari di terreno in località Torre del Duca, iniziano i lavori per la più completa filiera del grano naturale. Quattro macine di pietra (due dell’800, marchio “La Ferté”), due forni per produrre pani tradizionali e una pizzeria biologica. Tutte le strutture realizzate in bioedilizia. E solo energia rinnovabile. Molto più di un mulino bianco. Già fervono i preparativi per la festa del grano a luglio. Sarà una trebbiatura social: appuntamenti e indicazioni sul web.


 Maiolati Spontini, mercoledì 25 maggio 2016

martedì 17 maggio 2016

Stefano Rodotà


Stefano Rodotà

"È impossibile disconnettere Camera e Senato, che si implicano direttamente. Il modo in cui si combinano rappresentanza, pluralismo e governabilità definisce infatti la coerenza interna del sistema". Stefano Rodotà torna alla carica e lancia un attacco durissimo alle riforme del premier Matteo Renzi, Senato in primis.
"Il vero oggetto del contendere è ormai l'abbandono del pluralismo costituzionale come elemento costitutivo della forma di Stato e di governo della Repubblica", ha detto il costituzionalista nel corso della sua audizione in commissione Affari costituzionali del Senato, chiamato come esperto in merito al disegno di legge di Riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione.
"Se una Camera fosse effettivamente rappresentativa e garantisse l'equilibrio, allora anche una riduzione del Senato a una funzione simbolica o addirittura una sua cancellazione potrebbero non avere effetti dirompenti sul sistema. Ma noi siamo di fronte all'opposto, abbiamo una Camera ipermaggioritaria; da una democrazia rappresentativa passiamo a una di investitura con logica ipermaggioritaria, seguita dal dominio del governo sul Parlamento".
Per rafforzare la funzione di garanzie - ha proseguito il giurista - occorre "permettere al Senato di dare un parere vincolante sul bilancio, sui conflitti di interesse, sulla convalida delle elezioni, le commissioni d'inchiesta e le nomine. Tutte queste garanzie sarebbero vincolate perché fuori dalla logica maggioritaria".

Non sono mancate le critiche all' Italicum, accusato di "produrre effetti distorsivi". Secondo Rodotà, il patto Berlusconi-Renzi "è fondato su proposte che traducono accordi politici volti a garantire i contraenti del patto, con effetti di esclusione e di riduzione della rappresentanza, che vanno al di là dell''intento di evitare frammentazione e garantire la governabilità". Una scelta - ha aggiunto il giurista - "conservatrice, in continuità con la precedente legge elettorale, con dubbi ancora di costituzionalità".

Maiolati Spontini, martedì 17 maggio 2016

mercoledì 11 maggio 2016

José Mujica


José Mujica

"Non veniamo al mondo per lavorare o per accumulare ricchezza, ma per vivere. E di vita ne abbiamo solo una"
"Appartengo a una generazione che ha voluto cambiare il mondo, ma che ha commesso il terribile errore di non volere cambiare prima se stessa". José Mujica, l'80enne ex presidente dell'Uruguay che durante l'epoca della dittatura fu imprigionato per 15 anni in una cella di isolamento, ha una visione del mondo piuttosto chiara. Il lungo periodo in carcere gli ha permesso di pensare molto e, in occasione dell'inaugurazione del Congresso sulla saggezza e sulla Conoscenza organizzato dalla stazione radio spagnola Cadena Ser a Cordova, ha illustrato alcuni cardini della propria concezione dell'esistenza.


In prigione ho pensato che le cose hanno un inizio e una fine. Ció che ha un inizio e una fine è semplicemente la vita. Il resto è solo di passaggio. La vita è questo, un minuto e se ne va. Abbiamo a disposizione l'eternità per non essere e solo un minuto per essere. Per questo, ciò che più mi offende oggi è la poca importanza che diamo al fatto di essere vivi.
Da quando, qualche mese fa, Mujica ha smesso di governare il proprio Paese, ha iniziato a viaggiare parecchio ed è diventato un punto di riferimento per diverse persone. Molti apprezzano le sue idee, il suo modo di essere semplice e il suo parlar chiaro.
Essere anziano è un vantaggio, perché da giovane uno può montarsi la testa con tutti questi elogi. Però non sono né un filosofo né un intellettuale. Lo sono stato fino ai 25 anni. Fino a quell'età leggevo di tutto, dalla guida telefonica a Seneca.




Il filosofo romano vissuto a Cordova è stato una costante nel discorso dell'80enne. "Seneca affermava che non è povero chi ha poco, ma chi desidera molto". Mujica si è cosí concentrato sull'economia di mercato e su un sistema di crescita basato sul consumo.
Io lotto contro l'idea che la felicità stia nella capacità di comprare cose nuove. Non siamo venuti al mondo solo per lavorare e per comprare; siamo nati per vivere. La vita è un miracolo; la vita è un regalo. E ne abbiamo solo una.


Maiolati Spontini, mercoledì 11 maggio 2016


sabato 7 maggio 2016

"Felicia Impastato"



"Felicia Impastato", la fiction sulla madre di Peppino: la prima alla Camera


ROMA. «Felicia Impastato»: è il titolo della fiction Rai di Gianfranco Albano, con Lunetta Savino, che sarà proiettato in anteprima alla Camera dei deputati, questa sera alle ore 19, nella Nuova Aula dei Gruppi, in via di Campo Marzio 78.
Il film è ispirato alla storia di Felicia Impastato, la mamma di Peppino, morta il 7 dicembre del 2004 dopo aver combattuto per oltre 25 anni con l'obiettivo di far arrestare i responsabili della morte del figlio. Una donna la cui vita è stata segnata da un forte impegno civico, sociale e personale nella lotta alla mafia.
La proiezione dell'opera - una produzione Rai fiction e 11 marzo Film - sarà introdotta dagli interventi della Presidente della Camera, Laura Boldrini, del presidente del Senato, Pietro Grasso, del direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto, e di Giovanni Impastato, fratello di Peppino.
Intanto, lunedì 9 maggio, Cinisi, la cittadina siciliana in provincia di Palermo, ospita la «marcia dei 100 passi» in memoria di Peppino Impastato, nell'anniversario della sua uccisione, e la due giorni dell'Assemblea del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza.
Il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari, in qualità di componente della Commissione parlamentare Antimafia, parteciperà a entrambe le iniziative.
Alle 16 è previsto il corteo che prende il nome dai «cento passi» che dividono Casa Badalamenti alla Casa della memoria, mentre alle 21, presente il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini, si terrà la cerimonia di apertura dei lavori dell'Assemblea nazionale del Cnca dal titolo «Il sociale.. Oltre..Mare. Superare visioni e barriere per nuove strade di relazioni umane».

«Sono onorato - spiega il senatore Stefano Vaccari - di essere stato scelto per partecipare a due iniziative, strettamente intrecciate, dedicate a temi fondanti per la tenuta della democrazia e la coesione delle nostre comunità, ovvero la lotta alla criminalità organizzata e il governo dei flussi migratori internazionali. Dalla nostra capacità di affrontare questi temi dipende molto dello sviluppo futuro delle nostre società».

Maiolati Spontini, sabato 7 maggio 2016

"Siamo unn paese senza memoria" Pier Paolo Pasolini


«Siamo un Paese senza memoria» 
disse Pasolini. 25 aprile e altro...

Pier Paolo Pasolini «Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui […]

«Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero.
Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale».
Scritti corsari anno 1975

MEMORIA
Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del «vertice» che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli «ignoti» autori materiali delle stragi
più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.
Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine a criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista).
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel
generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione,
come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so.
Ma non ho le prove.
Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che
coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
Da ‘Il romanzo delle Stragi’, Corriere della Sera, col titolo «Che cos’è questo golpe?»

Maiolati Spontini, sabato 7 maggio 2016


lunedì 2 maggio 2016

Buon primo maggio!


Buon Primo Maggio delle Lavoratrici e dei Lavoratori, se non che.
C'è sempre un se in questo periodo storico di crisi dei valori, delle economie, dei rapporti, del sé, del noi, della cultura...e chi più ne ha più ne metta.

Cito Wikipedia a proposito:

"La Festa del 1° Maggio nasce a New York il 5 settembre 1882 dai Knights of Labor. Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) econosciuti come #‎rivoltadiHaymarket. Il 3 maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all'ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell'ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell'Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò nuovamente sui manifestanti provocando numerose vittime, anche tra i suoi.

L'11 novembre del 1887 a Chicago (USA), quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici furono impiccati per aver organizzato il 1º maggio dell'anno precedente lo sciopero e una manifestazione per le otto ore di lavoro..."
Quindi, sempre perchè non si ripetano ingiustizie violenze e morte per la libertà di chi lavora e di chi non può lavorare o di chi è disoccupato mi fa piacere condividere questo racconto che spero dia un senso a questa situazione, insomma sicuramente mi sento meno sola pensando che da tanto lontano questa Festa proviene, per ragioni che mai come ora sono così vicine al nostro presente, alla mia/nostra vita. Il sonno della ragione genera mostri e soprattutto ignoranza...
BUONA FESTA DEI LAVORATORI!


Maiolati Spontini, domenica 1 Maggio 2016