Come molte fiabe tradizionali, La bella
addormentata esiste in numerose varianti; gli elementi essenziali della
trama sono talmente diffusi da potersi considerare un tema ricorrente del
folklore. Nella classificazione Aarne Thompson, questo tema è identificato dal
numero 410.
La versione più antica in cui il tema è attestato (se
si eccettua la storia di Brunilde, l'eroina addormentata della Saga dei
Volsunghi, di origini ancora più remote) è considerato il roman di Percetorost del
1340, ambientato all'epoca dei Grerci e dei Troiani , ed incentrato sulla
principessa Zellandine, innamorata di Troylus. Il padre della principessa mette
il giovane alla prova per verificare se è degno di sua figlia, e, non appena
egli è partito, Zellandine cade in un sonno incantato. Al suo ritorno, Troilo
la trova addormentata e la mette incinta nel sonno. Quando il bambino nasce, è
lui a risvegliare la madre, rimuovendo il filo di lino che causava il suo
sonno. Alla fine Troylus sposa Zellandine.
Alla versione pubblicata ne I racconti di Mamma Oca
di Charles Perrault La belle au bois
dormant, si deve il titolo con cui oggi la fiaba viene comunemente
indicata. Perrault, che prese il tema da Sole, Luna e Talia, lo edulcorò
notevolmente: avendo dedicato le sue fiabe ad una dama e avendole date alle
stampe rivolto ad un pubblico dell'alta borghesia, cercò di rimuovere dalla
fiaba ogni aspetto perturbante ed enfatizzare valori morali quali la pazienza e
la passività della donna.
Una versione parzialmente simile, nella prima parte, a
quella di Perrault si trova nei Kinder –und Hausmarchen ( 1812 ) dei Fratelli
Grimm , col titolo Rosaspina. La versione dei Grimm corrisponde a quella
di Perrault solo fino al risveglio della principessa; questa parte è anche
quella più nota al pubblico moderno e corrisponde alla versione Disney.
Italo Calvino, nella raccolta Fiabe italiane ,
descrive e cataloga molte altre versioni del tema.
Un'altra versione proviene dall'antica Scandinavia. La
credenza nelle nome, nata dalla fede fondamentale nel destino, fu certamente
assai radicata. In una saga la venerazione per queste figure è indicata fra le
consuetudini a cui deve rinunciare chi si converta al Cristianesimo. Dai
sostenitori della nuova religione esse furono senza dubbio relegate fra gli
esseri demoniaci e stregoneschi. Nella breve storia di Norna-Gestr esse sono
intese come maghe e indovine. Ivi, si spiega perché Gestr fosse detto
Norna-Gestr. Egli stesso narra che alla sua nascita il padre aveva invitato
alcune donne dotate di capacità divinatorie, le quali in cambio di doni e
banchetti predicevano il futuro delle persone. Da lui, ancora nella culla,
erano venute tre di queste indovine. Non a caso, le norne sono tre: Urd (il
Passato), Verdandi (il Presente) e Skuld (il Futuro). Le prime due gli avevano
preannunciato un futuro felice, poiché egli sarebbe stato dotato di molte
qualità e potente. La terza, che era la più giovane, tenuta in poca
considerazione e perciò assai irritata, aveva invece predetto che il bambino
non sarebbe vissuto a lungo: la sua vita si sarebbe consumata rapidamente
proprio come una candela che ardeva in quel momento accanto a lui. Una delle
tre norne aveva perciò spento quella candela e consegnandola alla madre di
Gestr le aveva ingiunto di non riaccenderla. Ella teneva con sé quella candela,
sapendo che il giorno in cui l'avesse riaccesa sarebbe stato quello della sua
morte.
Un'ultima versione è quella raccontata nel film
Maleficent, in cui la storia è più
incentrata su Malefica, sul suo passato e sui motivi che l'hanno spinta a fare
il sortilegio alla principessa.
Per celebrare il battesimo della tanto sospirata figlioletta, un Re e
una Regina invitano tutte le fate del regno affinché le facciano da madrina.
Ognuna delle fate dona qualcosa alla neonata: chi la bellezza, chi la saggezza,
chi il talento musicale. Sopraggiunge una fata cattiva, che non era stata
invitata e per vendicarsi dell'onta dona alla bambina una maledizione:
"Prima che il sole tramonti sul suo sedicesimo compleanno ella si pungerà
il dito con il fuso di un arcolaio e morrà!" (Strega Malefica nella
versione Walt Disney); “La figlia del re a quindici anni si pungerà con un fuso
e cadrà a terra morta.” (nella versione fratelli Grimm). Una delle fate buone,
pur non potendo annullare l'incantesimo, lo mitiga, trasformando la condanna a
morte in quella di 100 anni di sonno, da cui la principessa potrà essere
svegliata solo dal bacio di un principe .
Per impedire che la profezia si compia, il Re bandisce gli arcolai dal suo
regno; ma la principessa, all'età di 15 anni, per caso incontra una vecchia che
sta tessendo, e il suo fato si compie. La fata buona, sopraggiunta per aiutare
la sua figlioccia, fa addormentare insieme alla principessa l'intero castello.
Col tempo, il castello incantato si copre di una fitta
rete di rovi , tale da impedire a chiunque di penetrarvi.
Dopo 100 anni un principe giunge al castello, e
miracolosamente i rovi si aprono dinnanzi a lui. Il principe trova la
principessa, e se ne innamora a prima vista. Il suo bacio la risveglia.
Nella seconda parte della storia, che non compare
nella versione dei Grimm ed in altre successive, il principe sposa la
principessa e ha da lei due figli, una femmina e un maschio, Aurora e Giorno.
Egli tuttavia nasconde il suo matrimonio e i suoi frutti alla madre, che discende
da una famiglia di orchi divoratori di bambini.
Quando l'orchessa scopre la famiglia segreta del
figlio (ormai diventato re), decide di sterminarla. Non appena il re si allontana
dal castello, l'orchessa ordina che i suoi nipoti siano serviti per cena. Il
cuoco salva i piccoli con un inganno, servendo alla padrona un agnello invece
del bambino e una capretta invece della sorella. Quando la padrona chiede che
venga servita la principessa, ancora il cuoco la inganna servendo del cervo.
Scoprendo infine l'inganno, l'orchessa si prepara a uccidere la principessa e i
suoi figli gettandoli in un cortile fatto appositamente riempire di vipere e altre
creature velenose; il rientro repentino del re, però, manda a monte i suoi
piani. L'orchessa, scoperta, si suicida gettandosi fra le vipere.
La protagonista cambia il suo nome a seconda della
versione. In Il Sole, la Luna e Talia, si chiama Talia (il
Sole e la Luna sono i suoi bambini). Perrault non le dà un nome,
definendola semplicemente «la princesse». Chiama invece sua figlia «Aurore»
Petr ll’ ic Cajkoyskijtr trasferisce questo nome dalla figlia alla madre e
chiama Aurora la principessa, come farà poi Walt Disney (non a caso
anche le musiche del film sono tratte dal balletto di Tchaikovsky). Nella
versione dei Grimm la principessa è invece chiamata Rosaspina (con
riferimento ai cespugli di rovi che circondano il castello durante il suo sonno
centenario, rendendola irraggiungibile); questo nome però le viene attribuito
non dai genitori, ma dal popolo, quando, con il passare degli anni, ella si
trasforma in una figura leggendaria. Anche questo soprannome sarà utilizzato
nel film Disney, nella parte del film (del tutto inesistente nelle fiaba
tradizionale) in cui Aurora è nascosta nel bosco dalle fate.
Maiolati Spontini, domenica 29 maggio 2016
































