sabato 21 marzo 2015

Parlo appena di me...


Parlo appena di me


Pellegrina 

coi miei pellegrini pensieri

pensati e ripensati

all'infinito.
Assodato magnete di repetita

coll'usuale marchio di fabbrica

sbrecciato ed usurato.

Eppur l'audacia

prende d'una eresia selvatica

d'un vezzo osceno e sconveniente

come di libertà a campione
come da fardello libera
della calcina della coerenza.

E l'attrazione prende

d'una vita altra

con curiosità scomposta

d'altra combinazione
di dadi d'altri giochi
di carte mischiate 
ad altra sorte.

D'un corpo docile

che balli un ballo liscio

o un frizzante ballo

che di moto non impedita
a prodezza si risolva
di vento e di scompiglio.

E bussa il giorno della poesia.

Rispondi! rispondo.

Non è da tutti

non tutti hanno

la parola che lascia il solco

scia di commozione.


Penso di non saperne

di non capire un'acca

del fremito di marzo.
Penso che non sopporto

la frenesia sfrontata

di chi si butta

dal trampolino
e parla e spiega e sproloquia ancora
di sé di mondo suo 
di specchio d'acqua di cui ama il riflesso.

Invocherei pudore

e perché mai?

il gioco è vasto

se il circo è grande
tutti può ospitare.

La sintonia però 

quella sì corteggio

a quella ammicco 

e ci vò a braccetto
a passo double
e scapicollando.

Al ritrovarmi

ai suoi sensali

ai suoi segnali

al suo odore
buono biscottato tiepido.

Al riconoscermi.

Scala di pietra serena

sughero e quercia

nuca accaldata e treccia che si disfa
spiraglio di futuro
un pianto desolato
scarpa sciolta e guancia intiepidita
siepe d'estate e braccia nude
moccolo di cera e parolacce ardite
curiosità e visione
coda dell'occhio e tazza di terracotta
increspatura e folata.

Ciondolo di papavero

che non può che imprimere bellezza.

Come indossare un corpetto ricamato

un'espressione assorta
un lampo irraggiungibile
donato appena poche volte.

Il rosso fa risveglio!

sguardo rigenera

soffia battito d'ali

simulacro reca
di divinità di terra
fiato vitale
e buio rischiarato.”

Un ridere immediato.

Laura D'Aurizio





Dima Dmitriev, Papaveri


Firenze, 21 marzo 2015



3 commenti:

  1. Risposte
    1. Il "regalo" è, pur senza conoscersi, capire l' altra persona senza disturbare la sua quiete. Grazie.

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  2. la strada affine
    -un impeto felice-
    tortuosa e piana

    24 marzo 2015

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